CENNI STORICI SULLA CONFRATERNITA

Le origini della storia di questa confraternita risalgono alla fine del primo millennio. Grazie alla trascrizione ottocentesca di una cronaca del 1426, sappiamo che la confraternita cessò di esistere nel 1298, quando l'oratorio venne adibito ad alloggio militare; fu poi ricostituita nel 1426. Secondo la stessa cronaca, i confratelli, ricevettero dai Padri Serviti le chiavi della chiesa della SS. Pietà con il compito di abbellirla ed ampliarla assieme a quella di San Sebastiano.


I Confratelli restaurarorono l'edificio, utilizzando parte del sedime della chiesa di S. Sebastiano; in questo modo fecero propria anche la devozione al santo martire, come si può intuire dall'immagine del santo da sempre riportata nelle insegne della Pietà e nello stesso gonfalone ottocentesco.


Si racconta che la confraternita fu fondata da quattordici uomini; questi, dopo aver pregato presso l'altare maggiore di S. Maria della Corte, invocando la protezione e l'assistenza dello Spirito Santo con il canto del Veni Sancte Spiritus, ricevute le chiavi, si recarono nella chiesetta per eleggere il priore.


Attualmente l'oratorio è in buono stato di conservazione, grazie all'impegno degli abitanti del rione, nonostante la confraternita abbia cessato di esistere parecchi anni fa. Contiene ancora molti tra arredi e oggetti sacri, tra cui un crocifisso ligneo del XVII secolo e un magnifico stendardo della confraternita con galloni d'oro, recante su un lato l'immagine della Pietà e sull'altro quella di S. Sebastiano. Ai piedi dell'altare è posto il gruppo ligneo raffigurante il tema del "Compianto sul Cristo Morto" di scuola Toscana e di autore ignoto, risalente anch'esso al XVII. Dietro l'altare si trova un quadro raffigurante Maria che tiene tra le braccia il corpo di Gesù; su altri due dipinti situati sulle pareti laterali sono raffigurati S. Sebastiano e Giovanni il Battista.


Lo stendardo e il crocifisso ligneo erano portati in processione il venerdì santo, giorno in cui le molte confraternite del paese rivaleggiavano in fasto. Tale rivalità caratterizzò molto la vita del paese tanto che nel 1692 fu addirittura scomodata la congregazione dei Vescovi e dei regolari per assistervi. In quell'anno vi fu, infatti, l'ennesimo diverbio tra confraternite su chi avrebbe portato in processione la statua della Beata Vergine dei Dolori. La Congregazione dei Vescovi si espresse a favore della confraternita della SS. Pietà, concedendole il grande onore. Questo fu un perido di grande prestigio per la confraternita, al punto che nel 1734 il vescovo di Alessandria approvò che la Madonna SS. Addolorata fosse eletta patrona di Castellazzo.


L'attività della confraternita aveva scopi religiosi e sociali, ad esempio l'assistenza ai malati, opera di fondamentale importanza in un epoca in cui non esistevano enti mutualistici. Proprio per questo alla destra della chiesa si trovava un ospedale, unico nel paese. Oggi purtroppo ne è addirittura difficile l'individuazione.



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CENNI STORICI SUI BORGHI FUORI LE MURA COME IL RIONE PONTE BORGONUOVO

La storia dei borghi fuori le mura è antica quanto le città medioevali. Essi, infatti, non nascevano per l’espandersi della città antica che, stretta fra le sue mura non riusciva più a vivere. Alla prima cerchia difensiva medievale, intorno ad un abitato compatto, ne veniva eretta un’altra, come avvenne a Castellazzo nel Quattrocento. Molte altre città continuarono ad erigere difese fino al Seicento, e le nuove difese spesso includevano ampi spazi inedificati, orti e giardini.


Agli albori del secolo XI il processo di consolidamento delle istituzioni comunali e della civitas consistette nell’integrazione politica dei vari gruppi sociali: le consorterie aristocratiche, i mercanti e gli artigiani. Questo consolidamento si manifestò nello stemperarsi della distinzione spaziale integrando le aree dedite al commercio all’interno della città. Prima lo spazio del mercato era fuori dalle mura, racchiuso tra case fortificate, dando vita a quartieri brulicanti di merci, bancarelle, botteghe, che continuarono ad affollarsi anche quando i commerci più ricchi si trasferirono nelle strade delle città murate.


Le mura di Castellazzo avevano cinque porte dotate probabilmente di ponti levatoi, sostituiti successivamente da ponti in mattoni. Furono proprio i ponti a dare il nome ad alcuni quartieri del paese. Le porte si chiamavano: del Santo Sepolcro (Ponte Trinità), di San Giacomo (Ponte San Michele), di San Giovanni (Ponte Madonnina), di Zardo (Ponte Pigliano) e di Santo Stefano (Ponte Borgonuovo). Quest’ultima a fine ‘800 conservava ancora l’arco del portone e i muri laterali del suo atrio, a fianco vi era un’altra porta più piccola per i pedoni.



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